35) Locke. Stato e religione.
Se la religione non pu avvalersi dell'uso della forza, lo Stato,
che  il detentore della forza per definizione, non pu usarla in
campo religioso.
J. Locke, Lettera sulla tolleranza (pagine 194-195).

Lo Stato mi sembra la societ degli uomini costituita soltanto per
conservare e accrescere i loro beni civili. Chiamo beni civili la
vita, la libert, l'integrit del corpo e la sua immunit dal
dolore, e il possesso delle cose esterne, come la terra, il
denaro, le suppellettili eccetera E' compito del magistrato civile
mantenere intatto per tutto il popolo nel suo complesso e per i
singoli privati il giusto possesso di queste cose che riguardano
questa vita, attraverso le leggi equamente imposte a tutti. Se
qualcuno volesse violarle contro ci che  giusto e lecito, la sua
audacia dovrebbe essere repressa con il timore della pena. La pena
consiste nella sottrazione o nella diminuzione dei beni che
altrimenti avrebbe potuto e dovuto godere. Ma poich nessuno si
priva spontaneamente di una parte dei propri beni, tanto meno
della libert o della vita, il magistrato  armato della forza,
cio di tutta la forza dei suoi sudditi, per infliggere una pena a
quelli che violano il diritto di un altro... In primo luogo, la
cura delle anime non  affidata al magistrato civile pi che agli
uomini. Non da Dio, perch non risulta in nessun modo che Dio
abbia attribuito un'autorit di questo genere a uomini nei
confronti di altri uomini, tale cio che essi possano costringere
altri ad accogliere la sua religione... In secondo luogo, la cura
delle anime non pu essere di pertinenza del magistrato civile,
perch tutto il suo potere consiste nella coazione. In terzo
luogo, la cura della salvezza dell'anima non pu appartenere in
nessun modo al magistrato civile, perch, anche ammesso che
l'autorit delle leggi e la forza delle pene sia efficace per
convertire lo spirito degli uomini, ci tuttavia non sarebbe di
nessuna utilit alla salvezza delle anime.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagina 604.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/4. Capitolo
Otto.
36) Locke. Le caratteristiche di una Chiesa.
Una Chiesa deve adoperarsi per il culto di Dio e per la salvezza
delle anime. Essa non pu essere che una libera associazione di
uomini, senza costrizioni di alcun tipo.
J. Locke, Lettera sulla tolleranza (pagine 194-195).

Ora vediamo che cosa sia una Chiesa. Una Chiesa mi sembra essere
una societ libera di uomini, che spontaneamente si radunano per
onorare pubblicamente Dio, nel modo che credono accetto alla
divinit, per ottenere la salvezza dell'anima. Dico che essa  una
societ libera e volontaria, perch nessuno nasce membro di una
Chiesa... Per natura l'uomo non  costretto a far parte di nessuna
Chiesa, non  aggregato a nessuna setta, ma spontaneamente si
collega a quella societ nella quale crede di aver trovato la vera
religione e il culto gradito a Dio. La speranza di salvezza che ha
trovato in quella societ, come  stata l'unica causa per entrare
nella Chiesa, cos, allo stesso titolo,  anche l'unica misura
della sua permanenza in essa... Poich nessuna societ, per quanto
libera, per quanto istituita per una ragione di poco conto, sia
che si tratti di una societ di letterati, che hanno come scopo la
coltivazione della filosofia, sia che si tratti di una societ di
mercanti, che hanno come scopo la stipulazione di affari, sia,
infine, che si tratti di una societ di uomini che non lavorano,
che abbia come fine lo scambio di mutue conversazioni e la
coltivazione dello spirito, pu sussistere senza dissolversi, se 
completamente priva di qualsiasi legge,  necessario che anche la
Chiesa abbia le sue leggi, per fissare il luogo e il tempo delle
riunioni, le condizioni alle quali chiunque pu essere ammesso o
escluso dalla societ, infine la differenza delle funzioni,
l'ordine delle cose e altre faccende del genere. Ma, poich, come
si  dimostrato, si tratta di una riunione libera da ogni forza
costrittiva, segue necessariamente che il diritto di fare le leggi
non pu essere presso nessuno, se non presso la societ stessa, o
almeno presso coloro che la societ stessa avr autorizzato con il
consenso come propri legislatori, il che  lo stesso. Il fine
della societ religiosa, come si  detto,  il culto di Dio e,
attraverso di esso, l'acquisto della vita eterna. A questo
pertanto deve tendere tutta la disciplina, e entro questi limiti
devono essere contenute tutte le leggi ecclesiastiche. In questa
societ non si fa nulla, n si pu far nulla, che concerna il
possesso dei beni civili o terreni; per nessuna causa in essa si
deve usare la forza, che appartiene tutta al magistrato civile, al
cui potere sono sottoposti il possesso e l'uso dei beni esterni.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagina 605.
